Day19 #cal2013 – Orange County

Ci spiace un sacco lasciare San Diego, per cui tergiversiamo un po’ e poi decidiamo di puntare sulla mitica Mission Beach, la spiaggia più affollata della città.
La giornata è bellissima, come al solito, ma appena dirigiamo l’auto verso l’oceano, ci accorgiamo che la maledetta nebbia del Pacifico, tanto comune a Los Angeles e San Francisco, oggi non perdona nemmeno San Diego.

I giorni scorsi ci eravamo illusi, troppo bello per essere vero. Sole, sole e sempre sole.
Superato il Sea World, il sole sparisce e al suo posto una fastidiosa nebbia avvolge migliaia di persone convenute qui per il Labor Day con tutta l’atrezzatura da Picnic.

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Dunque, mentre per i californiani la nebbia al mattino è un fatto del tutto normale, per noi venuti qui nella California del Sud a scaldarci, è una vers delusione :(

Decidiamo allora di girovagare un po’ per vedere i negozi, il parco divertimenti e le varie lagune dove si affacciano bellissime vilette. Intanto arriva mezzogiorno, e il sole ancora non esce dalle nuvole.

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Decidiamo di spostarci più a Nord di pochi chilometri (ooops, miglia) e visitiamo la ricca La Jolla) uno degli ultimi agglomerati di San Diego verso nord.
Si respira un’aria decisamente aristocratica, e non c’è traccia di picnic :) Ammiriamo i surfisti, un paio di foche giocano tuffandosi da una roccia, ma il sole non si palesa.

Dunque proseguiamo ancora convinti che più nord la Orange County ci regalerà il sole e così finalmente avviene sulla spiaggia di San Clemente

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La cittadina si trova sul percorso del Camino Real, ovvero l’antica strada di 1000 chilometri che univa le missioni spagnole e che tante volte abbiamo incrociiato nellle settimane scorse.

Prima di scottarci nuovamente la pelle, come i giorni scorsi, ci rimettiamo in macchina lungo la costa e garantisco che l’esperienza on the road californiana da queste parti è straordinaria. Ingredienti: auto (possibilmente cabrio) stazione FM con musica west coast anni ’70, sole, palme, cielo azzurro, occhiali da sole e sulla strada skater, surfisti e motociclisti con la bandana. E chi ci torna al lavoro?

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(foto tratta da Modern-Traveler)

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Day18 #cal2013 – Balboa

È domenica, dunque anche il duro lavoro del turista merita ritmi più lenti e rilassati con sveglia puntata tardi, colazione slow e passeggiata fra i negozietti di Old Town.

La “Old Town” di San Diego è considerata il luogo di nascita della California, in quanto San Diego è il luogo in cui è avvenuto il primo insediamento spagnolo in California. È stato qui che, nel 1769, Padre Junipero Serra arrivò per stabilire la prima di una serie di missioni (furono in totale 21) che hanno rappresentato il caposaldo della colonizzazione della California.

La missione di Padre Serra e il Presidio furono edificati su un pendio dominante quella che, attualmente, è conosciuta come la “Old Town” di San Diego. Ai piedi della collina citata, nel 1820 circa, una piccola comunità messicana, costituita da un insieme di case fatte di paglia e fango, si insidiò e a partire dal 1835; tale agglomerato acquisì il nome di El Pueblo de San Diego.
Nel 1846, un tenente della Marina statunitense e un tenente dei marines, alzarono la bandiera americana nella piazza principale della Old Town.

Nel 1968, lo “State of California Department of Parks and Recreation” (letteralmente: il Dipartimento dei parchi e delle ricostruzioni/restaurazioni dello Stato della California) istituì l’ “Old Town State Historic Park” (letteralmente: Parco storico di Old Town) al fine di preservare il ricco patrimonio storico che caratterizzò San Diego nel periodo tra il 1821 e il 1872 (Wikipedia).

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È un luogo in gran parte adibito a museo e ricostruito esattamente com’era nel ‘700. Piacevole da visitare, con un impronta spagnola vivace e divertente anche negli spettacoli che si susseguono nelle varie ‘corti’ adibite ora a ‘food court’ o ‘stage’ per spettacoli in costume. Per la cronaca, qui si trovano souvenir a buon prezzo, sicuramente più a buon mercato di downtown.

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Pomeriggio ci spostamo a Balboa Park uno degli spazi verdi più belli che abbia mai visto nelle città degli USA. Ampi spazi, riserve, campi da golf, giardini botanici, giardini giapponesi, ecc. Bellissimo!

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E poi tutta l’area dei musei, costruita in stile spagnolo e messicano in occasione dei vari Expo (Panama-California Expo) del 1915 e del 1935. E l’area degli spettacoli per bambini, i playground per le varie discipline e i pavillon dove si svolgono i concerti, o le ‘members area only’ dove abbiamo incontrato un paio di cerimonie matrimoniali con relativi banchetti.

Un luogo oserei dire bucolico e rilassante dove abbiamo preso il sole e aspettato l’ultimo tramonto a disposizione sulla splendida San Diego.

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Domani lasceremo questa città, della quale è impossibile non innamorarsi, passando però per la meravigliosa spiaggia di Mission Beach prima di proseguire per La Jolla e poi arrivare nell’Orange Country verso sera. Keep in touch ;)

Day17 #cal2013 – Cabrillo

Terzo giorno a San Diego dedicato un po’ al relax, un po’ alla cultura e allle curiosità.
Al mattino scendiamo alla spiaggia di Imperial Beach l’ultimo lembo di sabbia californiana (o la prima per chi parte da Sud) che confina direttamente con il Messico a Tijuana.

Il motivo per il quale Tijuana è divenuta tristemente famosa nel mondo è relativo al muro che la separa da San Diego (barriera di separazione tra gli USA e il Messico) detto anche ‘el bordo’. Costruito nel 1990 e alto tre metri, può essere considerato il triste e orrido tributo alla fallimentare politica bilaterale tra Messico e Stati Uniti in tema di immigrazione.

Noi siamo andati a vederlo a piedi, camminando sulla spiaggia fra sceriffi americani in moto squad e soldati messicani a cavallo, mentre a poche centinai di metri dal confine un banco di delfini si esibiva con evoluzioni fra le onde.

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A parte questa triste curiosità la spiaggia è bella e molto praticata dai surfisti e dai pallavolisti palestrati e abbronzatissimi.

Nel pomeriggio, dopo una bella arrostita alla pelle siamo saliti dall’altra parte della baia, verso Point Loma attraversando tutta la zona residenziale sopra alla Shelter Island per affacciarci da prima sul Pacifico lungo Cabrillo Drive e poi visitare il faro e il Cabrillo Monument da dove si gode una vista fantastica della baia.

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A proposito, Juan Rodríguez Cabrillo fu l’esploratore che per primo si affacciò su questa baia nel lontano XVI secolo. Qui gli hanno intitolato di tutto, ponti, strade, piazze, università e, il 28 Settembre di ogni anno si festeggia con un festival il Cabrillo day.

Lungo la strada che costeggia la scogliera sul Pacifico, in un point of view, ci spiegano che qui, proprio sul Poin Loma, da Dicembre a Marzo di ogni anno si può assistere alla migrazione delle balene che scendono dall’Artico e vanno a svernare in Messico.

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Ma la cosa più emozionante vista oggi, probabilmente è il cimitero di Fort Rosecrans che si sporge sulla baia e sull’oceano in un atmosfera che crea una suggestione incredibile.
I filari di lapidi bianche finscono all’orizzonte tuffandosi in un mare bellissimo che le abbraccia tutte. Qui, più che in altri luoghi, si riesce a capire davvero il valore di quanti hanno donato la vita per una causa (la seconda guerra mondiale nel Pacifico) …….. quella della libertà.

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Torniamo alla realtà distratti dagli aerei militari, dai sottomarini, dalle bellissime isole di Harbor e Shelter dove aspettiamo il tramonto, guardando i catamarani che rientrano, i battelli che portano i turisti ai ‘Whale watching tour’ e i pellicani che rincorrono ogni nave sulla baia alla ricerca di cibo.
Il sole tramonta sui grattacieli e anche per noi è arrivata l’ora di cena. A domani.

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Day16 #cal2013 – Coronado island

Seconda giornata a San Diego dedicata a Coronado Island, che poi non è nemmeno un isola ma una penisola che protegge tutta la baia di San Diego.

Prendiamo l’autobus 901 che è l’unico abilitato a scavalcare la baia lungo l’immenso Coronado Bridge e scandiamo quasi subito alla fermata del Ferry.

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La veduta su downtown è bellissima e i prati son già brulicanti di villeggianti che qui trascorrono la festività del Labor Weekend.
Passiamo un paio di ore a prendere il sole, curiosare fra i negozietti e pranzare in un clima bucolico intervallato solo dal passaggio di qualche incrociatore della US Navy.

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Al pomeriggio scendiamo sul lato del Pacifico a poche centinaia di metri dalla base navale di North Island dove ogni tanto vediamo atterrare dei rumorosissimi jet militari tipo Top Gun (la caserma di Miramar dove è stato girato il film è qualche miglio più a Nord, ma proprio qui fu girata la scena della premiazione finale dei piloti).

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Diversamente da Los Angeles, Malibù, Santa Barbara, Carmen e tante altre spiagge californiane freddissime che abbiamo visitato, questa è caldissima e senza nebbia. Una vera perla.
Riusciamo a vedere anche dei delfini che saltano fra le onde a pochi metri dalla spiaggia e, ovviamente, non mancano i soliti surfisti che qui son particolarmente palestrati.
Dietro di noi lo splendido Hotel del Coronado uno dei più lussuosi di tutta la California dove soggiornarono moltissime star come Rudolph Valentino, Charlie Chaplin, Clark Gable, Errol Flynn e molti altri ancora. L’hotel fu usato anche per il film ‘A qualcuno piace caldo’.

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Dpo un paio d’ore di mare e di scottatura alla pelle è ora di ammirare le lussuose residenze, pensando e immaginando questo luogo come un ideale ‘buen retiro’ visto che durante l’anno la temperatura non scende mai sotto i 22 gradi.

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È ora di cena e decidiamo di terminare la giornata con un bel piatto di pesce a Chila Vista, praticamente con un piede in Messico.
Domani qui è ancora festa e ancora non abbiam deciso cosa vedere. Stay tuned :)

Day15 #cal2013 – Di nuovo sul Pacifico

Nonostante la sistemazione sontuosa non vediamo ll’ora di scappare da questo posto assurdo.
Palm Springs è un’americanata senza senso in un luogo senza senso dove i 40 gradi perenni ti stroncano :(

Riprendiamo dunque la strada per San Diego scavalcando le montagne ad Est di San Bernardino e abbandonando definitivamente il deserto.

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Attraversiamo diverse riserve indiane e prima di Temecula ci fermiamo una mezzoretta ad ammirare le sculture dell’eccentrico Ricardo Breceda.

In meno di un’ora siamo finalmente a San Diego dopo aver assaporato anche un po’ di pioggia che, assicuro, da queste parti è quanto mai benefica.

Dopo aver preso possesso della camera d’albergo (ci fermeremo a San Diego 4 notti) ci fiondiamo a downtown e iniziamo a esplorare la parte storica lungo la quinta strada e la Brodway, dove mi commuovo davanti al ristorante di Jim Croce.

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ci muoviamo verso l’Embarcadero per ammirare la baia e le tantissime navi della marina militare attraccate. Ho contato ben 5 portaerei fra quelle in esercizio, quelle in riparazione e la Midway-41 che viene utilizzata come museo della guerra nel pacifico.

qui, infatti, dopo l’attacco di Pearl Harbor fu trasferito il quartier generale della flotta statunitense del Pacifico. Dopo la guerra, la presenza della Marina e dell’esercito rappresentò un forte elemento di sviluppo, arrivando a occupare un quarto della popolazione attiva della città.

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Verso sera passeggiamo per Little Italy prima di ritornare a downtown per cenare, ovviamente, in un ristorante messicano.

E per finire con gioia il racconto della giornata, ecco una bella foto scattata da Anna Maria, della statua del Kiss (ispirata alla famosa foto di Times Square) che dall’11 Febbraio di quest’anno ha trovato la sua collocazione definitiva sul molo di San Diego.

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Day14 #cal2013 – Le follie di Las Vegas e Palm Springs

Per una notte usciamo dall’amata California e dormiamo nel Nevada, a Las Vegas. Premetto che non era preventivato.
Il programma prevedeva infatti una rapida discesa verso San Diego e le spiaggie del Pacifico, con dormitina da qualche parte fra l’uscita della Death Valley e la più grande città messicana degli USA.

Il problema vero è che una volta usciti dalla 190 ci troviamo a soli 50 minuti da Las Vegas e il tamarro che viaggia con noi impazzisce per questo parco divertimenti nel deserto.

Dunque varchiamo il confine e prenotiamo una camera in questo alberghetto a conduzione famigliare, affacciato sullo ‘strip’.

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Non ho nulla da aggiungere a ciò che affermavo l’anno scorso quando conobbi per la prima volta questa città.

Ovviamente abbiamo goduto dello spettacolo della fontana del Bellagio e abbiamo passeggiato più dentro ai casinò che sullo strip, anche a causa del caldo.

Poi ci siamo un po’ goduti il nostro hotel (si fa per dire) che offre mille occasioni per non uscire mai all’aperto.

Stamane abbiamo trascorso quasi t utta la mattina all’incredibile Outlet, prima di riprendere la strada verso mete più a noi confacenti.

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Per uno strano caso decidiamo di fermarci per la notte a Palm Springs lungo il tragitto che ci porterà verso San Diego. Mai avremo pensato di incappare in un luogo letteralmente torrido dove non si riesce a vivere all’aperto. Si tratta infatti di una località costruita ad arte per ospitare i turisti che vogliono trascorrere il Natale in costume da bagno e giocando a golf.
Verso sera azzardiamo una passeggiata per andare a cena ma desistiamo subito e risaliamo in auto. Follie.
Unico aspetto positivo, laviamo un po’ di biancheria che poi mettiamo fuori ad asciugare :) Con 40 gradi è un attimo.

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Domani si va nella fresca e solare San Diego.

P.s. dimenticavo che oggi pomeriggio, sulla Interstate 15 ho reincontrato e immortalato il mio cartello stradale preferio :)

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Day 13 #cal2013 – La valle della morte

Partiamo prestissimo da Lone Pine mentre il sole sorge e regala immagini sulla Sierra, come questa.

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Meno di un miglio dopo il villaggio, prendiamo la 190, unica strada che attraversa la Death Valley tagliandola letteralmente in due con dei sali/scendi da brivido (negli USA raramente si incontrano gallerie).

Viaggiamo da soli fra paesaggi lunari e zero vegetazione, o quasi. Che dire di questo luogo? È l’essenza stessa dei contrasti e dei paradossi, caldissimo ma vivo, innevato d’inverno e arso d’estate, facilmente soggetto a drammatici flash flood (innondazioni improvvise). Storicamente impervio anche se i ricercatori d’oro lo hanno violentato più volte. Vero e pulsante perchè i nativi Shoshoni qui non si sentono in riserva, ma a casa.

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Foto della depressione di Budwater

In quasi 4 ore trascorse all’interno del parco riusciamo a visitare le ‘sand dunes’, la depressione di Budwater, il Golden Canyon, Furnace Creek, Zabriskie Point e la maggior parte dei luoghi simbolo di questo parco, escluso lo Scottys Castle troppo distante per la nostra rotta e per il carburante residuale.

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Foto di Zabriskie Point

Per fortuna, durante la nostra visita, la temperatura non va mai oltre i 42 gradi, nonostante ci confermino che quest’anno ha superato più volte i 50.
E fa una certa senzazione pensarsi a 85,5 metri sotto il livello del mare, come testimonia la foto ricordo che segue.

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Durante tutto il percorso, e sulle guide consegnateci all’entrata dai ranger, ci viene raccomandato più volte di usare un copricapo, coprirsi le spalle e, soprattutto bere molto spesso. Nonostante ciò si vedono turisti incoscienti avventurarsi a capo scoperto e infradito fra le dune di sabbia. Mah!

Pian piano la visita volge al termine e a noi servono ancora due ore per raggiungere la destinazione della giornata, ovvero Las Vegas. Scelta azzardata, paradossale, ma crocevia obbligato dei grandi parchi nazionali del West.
Ma di questo posto pazzesco racconterò domani.